Lo Scautismo è stato concepito dal suo Fondatore come un
metodo di educazione il più completo possibile: esso
ingloba necessariamente l’educazione religiosa. “Lo
Scout è un credente e io ripudio ogni forma di scautismo
che non abbia per base la religione” (Baden Powell).
Appare chiaro, quindi, che le necessità organizzative del
Movimento Scout non possano, in nessun caso, prevalere su
quelle dell’educazione dei suoi membri. Al contrario,
bisogna fare ogni sforzo per realizzare delle strutture
che consentano il pieno sviluppo religioso di tutti i
giovani: lo Scautismo è un metodo educativo che deve
mettersi al servizio della vita soprannaturale e non
l’inverso.
La Federazione dello Scoutismo Europeo fa professione di
fede cristiana. Essa fonda l’insieme delle sue azioni e
delle sue decisioni secondo le regole di questa fede.
L’unità dell’Europa è stata realizzata nella cristianità.
La religione cristiana ha costituito l’elemento animatore
di una civiltà europea comune, differenziata nei suoi mezzi
espressivi, ma solidale nel suo spirito, nelle sue
concezioni sociali, nelle sue istituzioni e nel suo
patrimonio di valori culturali.
La F.S.E. pensa che l’Europa può pervenire a un rinnovamento
della civiltà cristiana grazie a uomini convinti che il loro
destino soprannaturale oltrepassa le strutture temporali e
che realizzino i precetti evangelici nella vita di tutti i
giorni. La F.S.E. desidera contribuire all’unità di una
Europa aperta a tutti i paesi del mondo, lavorando per far
nascere una nuova fraternità dei popoli in Cristo.
La F.S.E. dà il primato alla vocazione di ogni cristiano
alla santità. Uno Scout o una Guida devono vivere la
Promessa, i Principi e la Legge secondo le esigenze dello
spirito del “Discorso della Montagna”, che è la vera carta
di ogni vita cristiana. In questo senso la F.S.E. è chiamata
ad essere sempre più strumento di santità nella Chiesa,
strumento che favorisce e incoraggia una più intima unità
fra la vita concreta dei suoi membri e la loro fede. Per
questo fine la F.S.E. sviluppa una pedagogia specifica a
tutti i livelli, specialmente attraverso le sue riviste, i
suoi campi scuola per la formazione dei capi, la sue
attività nazionali e federali. Più in particolare la F.S.E.
considera che l’educazione differenziata delle ragazze e dei
ragazzi in Unità che vivono separatamente costituisca un
elemento essenziale della sua pedagogia. Il parallelismo e
l’arricchimento reciproco delle due sezioni, maschile e
femminile, consentono il pieno sviluppo delle attitudini e
delle inclinazioni particolari assegnate, nel piano
provvidenziale, a ciascuno dei due sessi. Come indicato
dalla Legge, lo Scout (o la Guida) è amico di tutti e
fratello di ogni altro Scout. Da questo consegue che la
F.S.E. si situa, con la propria originalità educativa, nel
seno della grande famiglia degli Scouts e delle Guide e
lavora a edificare con essi, nello spirito di Baden Powell
e nel quadro del suo progetto educativo originale, una
società più giusta e fraterna.
Il cristiano appartiene alla Chiesa visibile di Cristo,
partecipa alla sua vita liturgica e sacramentale, e da essa
riceve delle direttive d’azione. Anche se a livello
federale la F.S.E. non è legata nel suo insieme ad una
sola Chiesa, tuttavia ogni membro della F.S.E. deve
appartenere ad una Chiesa, o prepararsi a questa
appartenenza. La F.S.E. accetta solo giovani e
associazioni appartenenti ad una delle Chiese seguenti: la
Chiesa Cattolica, la Chiesa Ortodossa o una delle Chiese
Evangeliche sorte dalla Riforma che confessano la divinità
di Cristo e riconoscono il Simbolo degli Apostoli come
definizione della fede. Ogni Unità Scout o Guida della
F.S.E. deve appartenere chiaramente ad una di queste Chiese.
Nessuno può pronunciare la Promessa Scout (o Guida) se non
è battezzato. Tuttavia si può ammettere alla Promessa uno
Scout (o una Guida) impegnato nella formazione
catecumenale.
Ogni Chiesa ha una concezione ben precisa dell’educazione.
Non è concepibile che la religione possa essere una materia
di insegnamento separata dal resto; essa deve permeare
della propria luce la totalità delle conoscenze che vengono
trasmesse e la totalità delle attività che vengono
effettuate. In una concezione di Scautismo fedele al
pensiero di Baden Powell, non è ammissibile che si separi
la vita religiosa dalla vita tecnica dell’Unità. Il pieno
sviluppo religioso del giovani esige che i loro capi
appartengano alla loro medesima Chiesa, professino la
medesima dottrina, partecipino alla medesima vita liturgica
e sacramentale. È per questo motivo che la F.S.E. considera
come situazione normale che le comunità nazionali di Guide
e Scouts d’Europa costituiscano associazioni
confessionalmente omogenee, animate e guidate spiritualmente
dalle loro Chiese sia a livello locale che a livello
nazionale.
I capi, a tutti i livelli, hanno il dovere di favorire il
ministero degli Assistenti Spirituali verso i giovani che
sono loro affidati.
È importante che gli Assistenti Spirituali approfondiscano
la loro conoscenza del metodo scout, in maniera da tenere
conto, nella loro pastorale, delle specificità proprie
dello Scautismo e del Guidismo, facendo però attenzione a
non sostituirsi ai capi laici. I giovani, e più in
particolare i giovani capi, non devono essere considerati
semplicemente come l’oggetto della sollecitudine pastorale
delle Chiese: essi sono di fatto, e devono venire
incoraggiati ad esserlo, soggetti attivi, protagonisti
dell’evangelizzazione e artefici del rinnovamento sociale
del mondo che li circonda.
In una nazione dove convivono più confessioni cristiane
possono coesistere in una stessa associazione Unità Scout o
Guide appartenenti a Chiese diverse e ciascuna di esse
accoglierà giovani appartenenti alla stessa Chiesa.
In via eccezionale, tuttavia, nel caso in cui non esista
nei pressi della sua abitazione un Gruppo della sua
confessione, un giovane cristiano può entrare a far parte
di un’Unità appartenente ad una confessione cristiana
differente da quella nella quale è stato battezzato. I
capi cureranno che i genitori del giovane siano
personalmente e direttamente informati del carattere
confessionale proprio del Gruppo e si accerteranno che
essi diano il loro assenso all’accoglimento del loro
figlio in questa Unità.
Non appena possibile, l’associazione nazionale costituisce
per ogni Chiesa una pattuglia di animazione religiosa,
costituita da capi e Assistenti Spirituali, in particolare
allo scopo di assicurare la conformità della pedagogia
della fede alle direttive delle Chiese rispettive.
L’associazione nazionale curerà che ogni Chiesa sia
rappresentata negli organismi associativi a livello
regionale e/o nazionale.
In una età educativa, quale l’infanzia e l’adolescenza,
non si possono mettere in contatto abituale, senza
necessità, dei giovani di confessioni differenti con il
rischio di metterli sulla strada del relativismo e dello
scetticismo. Non va fatta nessuna mescolanza intempestiva
con il pretesto dell’unità: è indispensabile che, a questa
età, ciascuno viva pienamente e totalmente nella fedeltà
alla propria Chiesa, rendendo così una vera e sincera
testimonianza della fede di cui è giustamente fiero. Ma
per i Rovers e per le Scolte, che stanno entrando nella
vita, lo Scautismo Europeo offre la possibilità di
incontri interconfessionali il cui beneficio sarà proficuo.
A livello dei capi un tale dialogo è non solo benefico ma
indispensabile: di fronte ai diversi materialismi che ci
circondano, che siano di origine marxista o di altro tipo,
allo sviluppo delle sette, all’indifferenza religiosa, essi
hanno il dovere di lavorare attivamente per ricostruire
quel tessuto umano che testimonierà al mondo l’universalità
della Chiesa di Cristo.
In ogni occasione, e quindi anche durante i campi e le
manifestazioni che dovessero riunire associazioni o Gruppi
F.S.E. appartenenti a Chiese differenti, devono essere date
agli Assistenti Spirituali tutte le facilitazioni perché
possano incontrare i giovani sul luogo stesso del campo,
partecipare alle cerimonie, ai pasti, alle veglie, ai
fuochi da campo e alle riunioni di qualsiasi tipo. I capi
del campo dovranno ricordare sempre che il loro primo
dovere è di favorire la vita spirituale di coloro che
hanno sotto la loro responsabilità e di vegliare affinché
essi partecipino agli uffici religiosi secondo le regole
della loro confessione. Essi prenderanno tutte le misure
opportune perché la Messa sia assicurata almeno ogni
Domenica per i cattolici (e se possibile che essa sia
celebrata al campo tutti i giorni), che siano celebrati la
Divina Liturgia per gli Ortodossi e i Culti per i Riformati.
Le celebrazioni liturgiche e i culti differenti non saranno
celebrati in comune. Le riflessioni dottrinali concernenti
questioni ecumeniche devono essere fatte secondo le norme
delle rispettive Chiese.
Quando un’associazione nazionale della F.S.E. si apre ad
altre confessioni cristiane, non perde, in seguito a ciò,
il suo carattere di movimento di educazione della propria
confessione. Ma, dal canto loro, le altre confessioni
cristiane devono poter assicurare la formazione religiosa
integrale dei loro membri con gli stessi diritti e le
stesse garanzie che l’associazione nazionale riserva a se
stessa.
Sono loro assicurate le seguenti garanzie:
creazione di una pattuglia di animazione religiosa
che partecipa ai consigli dei capi ai diversi
livelli associativi, secondo le norme
dell’associazione nazionale;
libertà, per ciascuna confessione, per quanto
riguarda la formazione dei capi e dei giovani:
di creare, per ogni livello della
formazione scout, specialità religiose e
prove religiose integrate obbligatoriamente
nei programmi tecnici;
di organizzare dei campi scuola, fatte
salve le garanzie pedagogiche abituali, o,
se tali garanzie non possono essere fornite,
di partecipare alla direzione dei campi
scuola,
di radunare i giovani, i capi, gli
Assistenti Spirituali in manifestazioni
comuni come giornate dei capi,
pellegrinaggi, ritiri, ecc;
di stampare riviste di spiritualità o di
formazione dottrinale e pubblicazioni di
carattere confessionale ad uso degli
Assistenti Spirituali, dei capi e dei
giovani.
Unione Internazionale delle Guide e Scouts d'Europa riconosciuta dal Consiglio d'Europa con statuto partecipativo il 12-3-80 riconosciuta dal Pontificium Consilium pro Laicis con Decreto 1130/03/AIC-a del 26/8/2003
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