Commentario del Direttorio Religioso
della Federazione dello Scoutismo Europeo
«Als nächstes Ziel wünscht sich der F.S.E. die Einigung Europas, er erkennt
aber als letztes und grösstes Ziel die Wiedervereinigung im Glauben, an.
Immer wieder soll das Bewustsein der schlimmen Glaubensspaltung wachgehalten
werden und der Pflicht aller für die Einheit zu arbeiten und zu beten.»
Bundesordnung der FSE für das
Kirchliche Leben : Köln, 2. November 1957
«Se la F.S.E. ha come scopo immediato la creazione di legami stretti
fra giovani europei, il suo scopo più lontano, ma anche ardentemente
perseguito, tende alla riunione delle Chiese separate da tanti secoli.
Che sia costantemente ricordato ai membri della Federazione lo scandalo
della divisione dei Cristiani e la necessità di lavorare per l’unità del
Corpo mistico della Chiesa.»
Estratto dal Direttorio Religioso:
Colonia, 2 novembre 1957
Il giorno della festa di Tutti i Santi del 1956,
qualche decina di giovani cristiani si incontra a Colonia, in Germania, in
un momento in cui si sta ricostituendo in quella nazione il tessuto delle
associazioni giovanili e di educazione popolare. Nel loro insieme questi
giovani sono più vicini ai venti che ai trent’anni e, fra di loro, vi sono
giovani di confessione cattolica, protestante e ortodossa. Senza alcun
mandato delle loro rispettive Chiese o del movimento scout internazionale,
al termine di tre giorni di dibattiti, essi fondano, con il nome di
"Federazione dello Scoutismo Europeo", una comunità scout internazionale per
la quale «lo scopo è di praticare lo scoutismo di Baden-Powell nel quadro
dell'ideale europeo e sulle basi cristiane richieste dall'idea dell'Europa
unita».1
Questi giovani hanno patito la guerra e, dinanzi
all’instabilità della pace, vogliono creare un movimento che consenta di
promuovere fra i giovani una comprensione migliore. «Essi sanno che il
rifiuto di Dio da parte delle nazioni moderne, la tendenza a subordinare la
fede all’interesse nazionale, alla volontà generale o alla ragione di Stato,
l'idolatria della razza e della nazione, hanno determinato il frazionamento
dell'Europa facendole perdere di vista la dimensione del suo Bene comune,
il principio della sua crescita e la fonte della sua unità»2
e hanno condotto a questa immensa catastrofe della
quale essi sono stati i testimoni e le vittime. Questi giovani sono
sensibili all’ultima preghiera di Cristo prima del suo arresto.3
Essi pensano che la religione non sia una cosa complicata. «È amare e
servire Dio. Amare è servire il proprio prossimo».4
E sono convinti che il metodo scout di Baden-Powell risponda alle loro
aspettative.
Con il senso del concreto che caratterizza lo
scoutismo, essi sono intenzionati a proporre ai giovani, dei quali si
occuperanno, un distintivo che porteranno sul loro cuore e che riassumerà
il loro ideale. Il distintivo di tutti gli scouts del mondo è un giglio; è
l’emblema che indica il nord sulle bussole e sulle antiche carte nautiche5
Scegliendo questo simbolo, Baden-Powell indica che egli vuole formare dei
caratteri, cioè degli uomini e delle donne che aprano la strada e che siano
capaci di mantenere la direzione della loro vita quali che siano i
cambiamenti del contesto sociale e psicologico che li circonda.6
I tre petali del giglio sono un compendio della Promessa che ogni scout
pronuncia: Essere leale verso Dio e la patria - Aiutare gli altri in ogni
circostanza – Obbedire alla Legge Scout.7
Ma per una Guida o uno Scout d'Europa la stella
polare indicata dall’ago della bussola è Cristo, che ha versato il suo
sangue su una croce per la salvezza di tutti gli uomini. E questa croce si
radica nelle otto beatitudini del Discorso della Montagna,8
programma di vita per ogni cristiano che vuole seguire Cristo.9
Le Guide e gli Scouts pronunciano la loro Promessa
sull’Orifiamma.10
Il nero e il bianco evocano, nell’antica alleanza, l’uscita dall’Egitto e
il passaggio del Mar Rosso e, nella nuova alleanza, la liberazione dalla
schiavitù della morte che Cristo ha vinto per sempre con la sua resurrezione.
Per una Guida e uno Scout d'Europa, Cristo è il primo esploratore, colui
che ci ha aperto la porta verso la Gerusalemme celeste, colui che ha
superato per primo nelle due direzioni 11
il limite del mondo visibile e invisibile, come è detto nel nostro Credo. È
esattamente questo passaggio dall’oscurità alla luce quello che vivono i
Rovers e le Scolte in pellegrinaggio quando entrano in un santuario. Siamo
al confine fra il nero e il bianco ed entriamo nella città di Dio. È anche
ciò che accade quando usciamo da una Chiesa e siamo abbagliati dalla luce
esterna, perché la città di Dio è anche la città degli Uomini. L’Orifiamma
che sventola in cima all’antenna dell’alzabandiera ricorda che il campo è
una terra santificata dove il Signore è al campo con i suoi figli.
Questi giovani si danno appuntamento per l’anno
successivo alla festa di Tutti i Santi del 1957, sempre a Colonia, per
redigere un testo chiamato "Direttorio Religioso"12
che approfondisce l'articolo 1 dello Statuto Federale e stabilisce le regole
per la vita religiosa nelle Unità.
Dalla sua prima redazione questo testo è stato
rivisto più volte, per tenere conto della diversità delle situazioni
religiose in Europa; una prima volta nel marzo 1963 in seguito alla
promulgazione da parte della Santa Sede, il 13 giugno 1962, della Carta
dello Scoutismo Cattolico, poi al Consiglio Federale del 29 ottobre 1977 a
Matzenheim in Alsazia [Francia] e al Consiglio Federale del 1 novembre 1981
a Villebon presso Parigi. La versione attuale del Direttorio è stata
proposta dalla Commissione di revisione del Direttorio Religioso13
ed è stata adottata all’unanimità al Consiglio Federale di Hohenstein
(Germania) nel novembre 1997. Il Consiglio Federale del novembre 1998, a
Sintra (Portogallo), ha chiesto alla stessa Commissione di proporre al
Bureau Federale un commentario del Direttorio Religioso con lo scopo di
fornire un documento di base, in particolare per le pattuglie direttive
dei campi scuola e per gli Assistenti Spirituali.
Il presente Commentario ha anche l’obiettivo di
tracciare una strada per l’avvenire, aiutando i nostri fratelli dell’Europa
Centrale e Orientale a dare un significato ai nostri simboli. Lo Scoutismo
Europeo, nato in passato in Europa occidentale in un ambiente prevalentemente
cattolico, può, in maniera utile e unitamente a molte altre iniziative,
partecipare alla ricostruzione in questi paesi di una società civile e
religiosa attenta alla "civiltà dell’amore". «La F.S.E. deve restare
aperta e pronta ad aiutare coloro che vogliono dar vita ad uno scautismo
solidamente radicato nella fede, secondo forme che potranno essere adattate
a situazioni particolari.»14
ART. 1 - Lo Scoutismo è stato concepito dal suo
fondatore come un metodo di educazione il più completo possibile: esso
ingloba necessariamente l’educazione religiosa. “Lo Scout è un credente e
io ripudio ogni forma di scoutismo che non abbia per base la religione”
(Baden-Powell).
Appare chiaro, quindi, che le necessità organizzative del Movimento Scout
non possono, in nessun caso, prevalere su quelle dell’educazione dei suoi
membri. Al contrario, bisogna fare ogni sforzo per realizzare delle
strutture che consentano il pieno sviluppo religioso di tutti i giovani15:
lo Scoutismo è un metodo educativo che deve mettersi al servizio della vita
soprannaturale e non l’inverso.
Quanto alla frase introduttiva, si potrebbero citare
molti passi delle opere di Lord Baden-Powell. Nel nostro testo è riportata
una frase pronunziata da B.P. all’inizio del movimento scout sul ripudio di
ogni forma di scoutismo che non sia basato sulla religione16.
Infatti per B.P. non era concepibile un metodo scout “neutro”, senza
religione: era convinto che “nessun uomo può essere veramente buono se non
crede in Dio e non obbedisce alle sue leggi”17.
Pertanto B.P. riteneva che “gli scouts devono avere una religione”18;
egli basava lo scautismo sulla “pietà verso Dio, l’amore per il prossimo
e l’amore per se stessi in quanto servi di Dio”19
e presentava la fede in Dio “come una cosa che devi vivere in ogni ora e
in ogni fase della tua vita quotidiana” Insisteva B.P. che gli scouts,
una volta educati da persone umane mature, devono “dare una buona base
religiosa alla propria vita”, sapere “chi è Dio” ed “utilizzare
meglio che sia possibile la vita che Egli ci ha dato e fare quanto Egli si
aspetta” da loro. B.P. rivolge anche un forte richiamo ad ogni persona,
dicendo “rifletti al modo con cui puoi meglio servire Dio fintanto che
ancora possiedi la vita che Egli ti ha donato”20.
Chi legge attentamente le opere di B.P. non può non
rimanere impressionato dai suoi continui riferimenti a Dio, alla religione,
alle massime evangeliche. Molto presto “la Chiesa ha riconosciuto nello
Scautismo uno strumento valido per l’educazione della fede e la crescita
della vita cristiana. In verità tutti gli elementi costitutivi del metodo
scout, se sono debitamente accolti ed utilizzati, consentono questa
educazione, in maniera tale che si può affermare che lo Scautismo, in sé,
costituisce una pedagogia della fede. Come la fede illumina e consolida i
valori propri dello Scautismo, così questo offre un metodo educativo che
consente di fare l’esperienza delle attitudini e dei comportamenti di fede
nel corso della crescita del ragazzo, realizzando così un processo effettivo
di maturazione cristiana.
Allo stesso modo, ad esempio, la “Promessa” scout e
la messa in opera della “Legge” si affermano come possibilità per esercitarsi
all’adesione al Dio dell’Alleanza e all’impegno etico che ne deriva. La
“Buona Azione” tipica dello Scautismo diviene un’educazione alla carità
gratuita e all’imitazione di Gesù Cristo, il Servitore. Il campo e il
contatto con la natura permettono di scoprire Dio creatore e il rispetto
della creazione come dovere di fede e, nello stesso tempo, come esercizio
di austerità e di capacità di sacrificio. Il “sistema delle squadriglie”
permette l’esperienza della comunione, della partecipazione e della
corresponsabilità, non solamente nella prospettiva dell’impegno sociale ma
anche dell’appartenenza alla comunità ecclesiale.
L’esperienza della fraternità scout internazionale è
il mezzo per sperimentare la cattolicità della Chiesa, il dialogo ecumenico
e interreligioso, e per crescere negli atteggiamenti di tolleranza e di
solidarietà internazionale. La “progressione” (insieme di prove per ogni
arco di età) aiuta a comprendere l’esistenza cristiana come un cammino di
perfezionamento integrale continuo e mai terminato. Il “gioco scout” (metodo
di pianificazione e di realizzazione di attività) sviluppa la coscienza della
vita come una risposta a una vocazione e suscita e sviluppa le attitudini
fondamentali di libertà e responsabilità”21.
Il metodo scout, dal suo inizio, è stato concepito
come metodo di educazione il più completo possibile, che ingloba
necessariamente l’educazione religiosa. In questa prospettiva va compresa
la tradizionale espressione che delinea lo scopo della FSE: formare buoni
cristiani e buoni cittadini. Essa, ai non iniziati, può dare
impressione di un duplice obiettivo, scindibile l’uno dall’altro, mentre in
realtà si tratta della formazione integrale della persona umana battezzata
la quale, se è cristiana come Cristo la vuole, deve essere obbligatoriamente
sotto tutti gli aspetti un buon cittadino.
L’obiettivo primario della F.S.E. è sempre stato
l’educazione integrale di ogni singolo ragazzo e ragazza affidati alle
Associazioni che ne fanno parte. Si tratta di una formazione dell’uomo
integrale, l’uomo cioè considerato nell’insieme delle sue dimensioni, quelle
naturali e quelle soprannaturali. Si tratta di un servizio all’uomo basato
sul pieno riconoscimento del valore primario, sempre unico e irripetibile -
come si esprime Giovanni Paolo II - di ogni persona umana, con la sua natura
complessa di corpo e anima, così come è stata voluta da Dio. La FSE non
pretende assolutamente di “inventare l’uomo” o di “costruirlo” secondo un
ideale che essa stessa avrebbe ideato22,
ma vuole portare l’uomo ad essere sempre più integralmente quello che Dio
vuole che lui sia. In essa il “servire l’uomo” significa conformarsi alla
Verità sull’uomo che la Chiesa possiede grazie al Vangelo che con
chiarezza e con tanta forza viene annunciato attraverso la voce dei Papi.
La FSE accetta questa verità, la fa sua, si mette con entusiasmo al suo
servizio collaborando alacremente con il Signore della vita nel plasmare ogni
ragazzo o ragazza che le è affidato secondo il Suo disegno ed il Suo amore.
Pertanto, riferendosi alla chiamata dei suoi membri “all’apostolato in
virtù del loro Battesimo e della loro Confermazione” ribadisce il loro
dovere di “dedicarsi all’educazione cristiana della gioventù, utilizzando
il metodo originale concepito dal fondatore dello Scoutismo Lord
Baden-Powell”23.
Certamente, nella FSE lo scautismo, inteso nella
prospettiva dei quattro punti di B.P. e dei fondatori dello scautismo
cattolico24
- che qualcuno potrebbe considerare come educazione puramente civica - ha un
grande valore, ed è praticato nella sua genuina purezza nella convinzione
che questa sia anche la più adatta alla gioventù moderna25.
Tuttavia la FSE, in tutte le sue dimensioni e attraverso tutti i suoi Capi,
intende essere collaboratrice di Dio Educatore26
nel formare ogni ragazzo e ragazza che le sono affidati secondo il disegno
di Dio nella integrità della persona umana27.
In realtà, se lo scautismo si definisce come un metodo educativo, non può
veramente esserlo che essendo in collaborazione con Dio Educatore, uno
strumento per condurre l’uomo verso la grandezza per la quale Dio l’ha
creato da tutta l’eternità.
Con tutta la stima e il massimo rispetto per le
associazioni scout esistenti nel mondo, nella FSE, che si sente chiamata
ad essere sempre ed innanzitutto uno strumento di santificazione, la stessa
Promessa Scout, i nostri Motti, i Principi, la Legge sono proposti nella
luce evangelica. In ciò si agisce nell’umile convinzione che in questa luce
tutto ciò acquista il suo pieno significato, viene sublimato al massimo.
Infatti, se solo Cristo svela pienamente l’uomo all'uomo e gli fa nota la
sua altissima vocazione e solo in Lui l’uomo ritrova la grandezza, la
dignità e il valore propri della sua dignità28,
si può ritenere che anche i predetti valori scout, soprattutto quelli
contenuti nella Legge Scout, ideata da Baden-Powell - così profondamente
umana e che dovrebbe rimanere comune a tutte le associazioni scout del
mondo - ritrovano in Gesù il suo pieno significato.
È in questa prospettiva
che la FSE percepisce la più profonda aderenza alla realtà scout, e la vuole
vivere in pienezza, accogliendo con gioia le parole che il Papa ci ha rivolto
il 3 agosto 1994 nella Basilica di S. Pietro in Roma: “Per rispettare
questa Legge Scout, programma di una vita retta ed attraente, prendete
coscienza di quanto sia importante vivere nella Chiesa e accostarsi ai
sacramenti”.
Art. 2 – La Federazione dello Scoutismo Europeo
fa professione di fede cristiana. Essa fonda l’insieme delle sue azioni e
delle sue decisioni secondo le regole di questa fede29.
L’unità dell’ Europa è stata realizzata nella cristianità. La religione
cristiana ha costituito l’elemento animatore di una civiltà europea comune,
differenziata nei suoi mezzi espressivi, ma solidale nel suo spirito, nelle
sue concezioni sociali, nelle sue istituzioni e nel suo patrimonio di valori
culturali30.
La F.S.E. pensa che l’Europa può pervenire a un rinnovamento della civiltà
cristiana grazie a uomini convinti che il loro destino soprannaturale
oltrepassa le strutture temporali e che realizzino i precetti evangelici
della vita di tutti i giorni. La F.S.E. desidera contribuire all’unità di
una Europa aperta a tutti i popoli del mondo, lavorando per far nascere una
nuova fraternità dei popoli in Cristo.
Una delle peculiari originalità della FSE è quella
di avere introdotto nella Promessa Scout e Guida l’impegno di fare il proprio
meglio per servire anche l’Europa.
Questa scelta, ben aldilà di essere una limitazione, permette di tradurre
l’ideale di fraternità e di universalità nella cultura propria di ogni
nostro giovane. Essa determina anche tutta una specifica spiritualità,
connessa strettamente con il “terzo Principio” della FSE, che vuole che le
Guide e gli Scouts siano “fieri della loro fede” nella consapevolezza di
essere “figlie e figli della cristianità” sempre coscienti della loro
eredità cristiana,31
la quale, se deve naturalmente abbracciare orizzonti di universalità, è per
i nostri giovani soprattutto quella propria al cristianesimo europeo.
Tutta la FSE fa professione di fede cristiana, nella quale si è formata
lungo i secoli la civiltà europea, nella quale i valori della cristianità
sono diventati, e sono rimasti, valori essenziali dell’ethos
europeo.
Per adempiere questo impegno, la FSE ha dato attento
ascolto agli insegnamenti dei Papi, i quali, di fronte ad una
scristianizzazione dell’Europa che sta divenendo sempre più evidente e
drammatica, indicano a tutti i fedeli una precisa missione: rinnovare
l’evangelizzazione di tutti i popoli che compongono l’Europa dall’Atlantico
agli Urali e della cultura europea tuttora fonte di irradiazione in tutto
il mondo.
In questa prospettiva la nostra guida fondamentale sono le parole del Papa
pronunciate a San Giacomo di Compostella il 9 novembre 1982, e quelle del
discorso del 3 agosto 1994, pronunciate all'udienza concessa alle Guide e
Scouts d’Europa nella Basilica di San Pietro a Roma.
A San Giacomo di Compostella, il Papa come “Vescovo di Roma e Pastore
Universale della Chiesa”, ha lanciato all’Europa “un grido di pieno amore”:
“Ritròvati, sii di nuovo te stessa, riscopri le tue origini, ravviva le
tue radici, rivivi quei valori autentici che fecero gloriosa la tua storia e
benefattrice la tua presenza negli altri continenti, ricostruisci la tua
unità spirituale in un clima di pieno rispetto verso le altre religioni e
verso autentiche verità”32.
Questo grido la FSE lo ha accolto con grande emozione perché esso entrava
in risonanza con le intuizioni fondatrici del movimento e si è sentita
“irresistibilmente chiamata”33.
Parlando a Roma della “missione affidata” alle
nostre Guide ed ai nostri Scouts, il Papa ha specificato questa missione
come segue: “In effetti, voi siete chiamati a partecipare con tutto
l’ardore della giovinezza alla costruzione dell’Europa dei popoli, affinché
ad ogni uomo sia riconosciuta la dignità di figlio amato da Dio, e perché
sia edificata una società fondata sulla solidarietà e sulla carità
fraterna”.
La FSE ha accolto questa consegna di Giovanni Paolo II con profonda
gratitudine. Essa ha sottoposto le sue parole a uno studio profondo34
con ferma volontà di tradurle in pratica a tutti i suoi livelli, con
l’obiettivo finale, che lo stesso Papa indicava in un’altra occasione con
il seguente auspicio: “Occorrono araldi del Vangelo esperti in umanità,
che conoscano a fondo il cuore dell’uomo d’oggi, ne partecipino gioie e
speranze, angosce e tristezze e allo stesso tempo, siano contemplativi
innamorati di Dio. Per questo occorrono nuovi santi. I grandi
evangelizzatori dell’Europa sono stati i santi”35.
È tali uomini e tali donne che la FSE vuole dare
come esempio ai giovani. Che Dio ci aiuti” Quando una nostra Guida o un
nostro Scout si impegna, attraverso la sua Promessa, a “servire Dio, la
Chiesa, la Patria e l’Europa”, quest’ultima parola deve essergli spiegata
nella prospettiva che abbiamo indicato.
Per quanto concerne i santi, la FSE promuove a tutti
i livelli la conoscenza e la devozione verso San Benedetto, patrono d’Europa.
Dopo la bolla “Egregiae virtutis” (31 dicembre 1980) con la quale
Giovanni Paolo II ha proclamato “co-patroni celesti dell’Europa presso
Dio i santi Cirillo e Metodio”, essa promuove anche la conoscenza e la
devozione verso questi due santi. È nello spirito di questi santi che la FSE
desidera contribuire alla costruzione di un’Europa autenticamente umana,
inserita nella civiltà dell’amore e che respira con i suoi due polmoni: il
polmone occidentale, caratterizzato dal motto di San Benedetto
“ora et labora” e l’inesauribile dinamismo che esso ha suscitato sul piano
del perfezionamento spirituale e della creatività culturale, e il polmone
orientale, segnato dal profondo rispetto dei due santi fratelli per la
diversità e la sovranità di ogni popolo e di ogni lingua.
Allo stesso modo, la FSE educa i giovani nello
spirito delle co-patrone d’Europa proclamate con la lettera apostolica
“Spes aedificandi” del 1 ottobre 1999: Santa Brigitta di Svezia, che viveva
santamente le “occupazioni ordinarie della vita laica nel mondo” e
la “vocazione alta ed esigente di formare una famiglia cristiana”;
Santa Caterina da Siena, soprattutto per la “sua opera pacificatrice per
una società ispirata dai valori cristiani”; Santa Teresa Benedetta della
Croce (Edith Stein) che lavorava all’”insegna del rispetto, della tolleranza,
dell’accoglienza, che invita gli uomini e le donne a comprendersi e ad
accettarsi al di là delle differenze etniche, culturali e religiose, per
formare una società veramente fraterna”.
Partecipando all’educazione di uomini e di donne di
questa tempra, la FSE si mettte risolutamente sul cammino della riscoperta,
della salvaguardia e della promozione coraggiosa dei valori che il
cristianesimo ha dato all’Europa, nel convincimento che è unicamente su
questi valori che si può costruire un’Europa dei popoli in una società
fondata sulla solidarietà e sulla carità fraterna. Lavorando perché questi
valori siano compresi, difesi e messi in pratica, la FSE è persuasa di
essere in prima linea, soprattutto per quanto riguarda tutto ciò che il
Magistero della Chiesa proclama sulla Verità evangelica e la morale
cristiana, la dignità della persona umana e la vita umana. La FSE si inizia,
così, alla “grande strategia per la vita” proclamata dalla Chiesa, in un
mondo in cui “noi tutti dobbiamo costruire una nuova cultura della vita”36.
Art. 3 - La F.S.E. dà il primato alla vocazione
di ogni cristiano alla santità. Uno Scout o una Guida devono vivere la
Promessa, i Principi e la Legge secondo le esigenze dello spirito del
“Discorso della Montagna”, che è la vera carta di ogni vita cristiana37.
In questo senso la F.S.E. è chiamata ad essere sempre più strumento di
santità nella Chiesa, strumento che favorisce e incoraggia una più intima
unità fra la vita concreta dei suoi membri e la loro fede38.
Per questo fine la F.S.E. sviluppa una pedagogia specifica39
a tutti i livelli, specialmente attraverso le sue riviste, i suoi campi
scuola per la formazione dei Capi, le sue attività nazionali e federali.
Più in particolare la F.S.E. considera che l’educazione differenziata delle
ragazze e dei ragazzi in Unità che vivono separatamente costituisca un
elemento essenziale della sua pedagogia. Il parallelismo e l’arricchimento
reciproco delle due sezioni, maschile e femminile, consentono il pieno
sviluppo delle attitudini e delle inclinazioni particolari assegnate, nel
piano provvidenziale, a ciascuno dei due sessi40.
Come indicato dalla Legge, lo Scout (o la Guida) è amico di tutti e fratello
di ogni altro scout. Da questo consegue che la F.S.E. si situa, con la
propria originalità educativa, nel seno della grande famiglia degli Scouts
e delle Guide e lavora a edificare con essi, nello spirito di Baden-Powell
e nel quadro del suo progetto educativo originale, una società più giusta e
fraterna41.
Come già delineato all’art. 1, la FSE ha come
obiettivo di contribuire, in maniera complementare alla famiglia e alla
scuola, alla formazione di giovani nella integrità della loro persona, non
solo come umana, creata ad immagine di Dio, ma anche come
battezzata, cioè elevata con il battesimo alla «straordinaria dignità»42
di «nuova creatura» (cf. 2 Cor 5,17), di «figlia adottiva di Dio» (cf. Gal
4,5-6) «partecipe della natura divina» (cf. 2 Pt 1,4), «membro di Cristo»
(cf. 1 Cor 6,15;12,27), «coerede» con Lui (cf. Rm 8,17), «tempio di Dio»
(1 Cor 3,16); «tempio dello Spirito Santo» (cf. 1 Cor 6,19), «figlia della
Luce» (Gv 12,36; Ef 5,8) ...
In questa prospettiva la FSE è imprescindibilmente
chiamata a rendere consapevoli i giovani della loro “prima e fondamentale
vocazione che il Padre, in Gesù Cristo e per mezzo dello Spirito Santo,
rivolge a ciascuno: la vocazione alla santità”,43
e di spronarli a realizzarla in tutta la loro vita, raggiungendo così
“la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità”44,
in altre parole, la massima somiglianza con Dio, loro Creatore e Padre.
Pertanto il capitolo V della Lumen gentium del Concilio Vaticano II sulla
“Universale vocazione alla santità nella Chiesa” è al centro dell’attenzione
della FSE e deve permeare tutta la sua pedagogia.
Tra i cinque45
criteri di ecclesialità, da considerarsi in modo unitario, la
Christifideles laici (n.30), al primo posto, richiede che si dia
primato alla suddetta vocazione con il seguente testo: «Il primato dato
alla vocazione di ogni cristiano alla santità, manifestata “nei frutti
della grazia che lo Spirito produce nei fedeli”46, as a
come crescita verso la pienezza della vita cristiana e la perfezione della
carità47».
In tal senso ogni e qualsiasi aggregazione di fedeli laici è chiamata ad
essere sempre più strumento di santità nella Chiesa favorendo e incoraggiando
“una più intima unità tra la vita pratica dei membri e la loro fede”48.
È notevole che nell’art. 3, tra la prima e la terza
disposizione, prese entrambe dal testo or ora citato, si inserisce la
disposizione, che costituisce una caratteristica della FSE fin dalla sua
origine. In questa disposizione non si esita a richiedere che uno Scout
o una Guida vivano «la Promessa, i Principi e la Legge Scout come una
esigenza religiosa nello spirito del Discorso della Montagna che è la vera
carta di ogni vita cristiana»49.
Si tratta dei capitoli 5, 6 e 7 del Vangelo secondo S. Matteo nel quale Gesù
conferma “La Legge ed i Profeti” (Mt 5,17-18) e la sublima con i suoi
precetti, iniziando il suo Discorso con la proclamazione delle “Otto
Beatitudini” (ivi 3-10). Queste sono simboleggiate dalle otto punte della
croce che tutti noi portiamo sul petto e che devono costituire la cultura
del cuore di ogni Scout o Guida d’Europa.
Con l’osservare fedelmente i suddetti massimi
valori-scout nella loro sublimazione evangelica, la via alla santità è
largamente aperta nella sequela di Cristo, per la realizzazione del Suo
Regno in ogni ambiente umano.
Con il “Terzo Principio”50
la FSE, fin dai suoi primordi, traccia la linea maestra da seguirsi nel
cammino verso la santità, per ogni Scout e Guida, dopo aver ricordato loro
la magnifica eredità che hanno ricevuto come figli della cristianità51.
In questa prospettiva la FSE propone ad ogni Scout e Guida di essere
“fiero/a della sua fede” e di lavorare “per realizzare il Regno di Cristo in
tutta la sua vita e nell’ambiente che lo/la circonda”.
Con queste ultime parole la FSE esprime quanto
il magistero della Chiesa insegna circa la vocazione alla santità di tutti
i battezzati. Infatti il realizzare il Regno di Cristo in tutta la propria
vita, significa, vivere e crescere «in grazia» (Lc 2,52) santificante,
ricevuta nel battesimo, nella trasparenza della vita divina da “figli della
Luce” (Gv 12,35, Ef 5,7-10). Questo significa divenire “profeti della vita,
dell’amore e della gioia”52,
e adempiere il “compito quotidiano di testimoniare Cristo risorto”,
consegnatoci dal Papa in un Discorso che costituisce per la FSE la
“Magna Charta” anche per quanto riguarda il presente art. 3 del Direttorio
religioso53.
Va da sé che in questa prospettiva la FSE promuove a tutti i livelli, in
un modo adatto alle diverse età, l’approfondimento della fede insegnata dal
magistero della Chiesa, un intenso “stile sacramentale della vita”54
considerandolo parte integrante dello stesso “stile scout” dei propri Capi
e dei giovani affidatile, e la partecipazione alla vita della Chiesa al
livello parrocchiale, diocesano ed universale.
Nello sviluppare la propria specifica pedagogia per
essere, attraverso tutte le sue attività, sempre più valido strumento di
così alte finalità umane e cristiane, la FSE agisce in modo autonomo, in
sottomissione, tuttavia, alla vigilanza dell’autorità ecclesiastica
competente a norma di diritto55.
In particolare, per quanto riguarda l’educazione
differenziata delle ragazze e dei ragazzi, elemento essenziale della propria
pedagogia, la FSE, dalla sua istituzione ha fatto un lungo cammino di
profonda riflessione ed esperienza, che ha pienamente confermato la validità
della sua scelta originaria, fedele alla genuina impostazione del metodo
scout differenziato al maschile e al femminile. La FSE, con fraterno
rispetto per altre metodologie scout, considera questa sua scelta come
sostanzialmente ancora la più adatta alla gioventù moderna, e in ciò a sua
volta chiede di essere rispettata.
La FSE proponendo l’educazione per Sezioni distinte, maschile e femminile,
intende favorire la piena realizzazione dei giovani come persone nella loro
specificità maschile e femminile, non tanto l’uno con l’altro ma sempre
l’uno per l’altro, in vista del matrimonio che esige in una donna ed in un
uomo la piena maturità designata per loro dal Creatore. La FSE è
evidentemente consapevole che un metodo formativo integrale della persona
nella sua concretezza, qual è lo scautismo, esige anche momenti di
convergenza e di incontro tra ragazzi e ragazze, di scambio comune delle
ricchezze personali conquistate. Pertanto essa provvede anche a questi con
scelte responsabili sempre dirette alla crescita umana e cristiana dei
ragazzi e delle ragazze.
L’educazione differenziata dei ragazzi e delle ragazze non proviene da una
presunto timore di attrazioni, di comportamenti, di incontri, o di
esperienze sessuali precoci, che comunque non sono immaginari, ma da una
lunga esperienza che mostra come lo sviluppo completo e armonioso dei
ragazzi e delle ragazze all’età dell’adolescenza, in particolare nelle
attività dei movimenti giovanili, richieda un ambiente omogeneo che assicuri
ai giovani la possibilità di essere loro stessi prima di aprirsi, prima di
intraprendere gli studi superiori o la vita lavorativa, ad incontri che
prepareranno in maniera sana la prospettiva del fidanzamento e del
matrimonio o la scelta di una forma di celibato consacrato “per il Regno dei
Cieli”56.
Appare opportuno concludere il breve commentario
all’art. 3 col rievocare l’esortazione di Giovanni Paolo II, espressa nel
Discorso del 3 agosto 1994, di essere “costruttori di pace e di unità
nella Chiesa e nel mondo” ed in modo particolare “all’interno della
grande famiglia degli scouts” con la nostra “specifica pedagogia”.
È a queste parole, oltre che alla Legge Scout/Guida che ci vuole amici,
fratelli o sorelle di ogni altro scout o guida, che si ispira la clausola
conclusiva dell’articolo 3, che impegna la FSE a lavorare con tutti gli
scouts del mondo, nello spirito di Baden-Powell per edificare con essi una
società più giusta e fraterna. Questo, a sua volta, è un eco della
“chiamata”, messa in rilievo dal Papa nel summenzionato Discorso, rivolta
a tutti i nostri Scouts e Guide “di partecipare con tutto l’ardore della
giovinezza” alla edificazione di “una società fondata sulla
solidarietà e sulla carità fraterna”.
Art. 4 - Il cristiano appartiene alla Chiesa
visibile di Cristo, partecipa alla sua vita liturgica e sacramentale, e
da essa riceve delle direttive d’azione57.
Anche se a livello federale la F.S.E. non è legata nel suo insieme ad una
sola Chiesa58,
tuttavia ogni membro della F.S.E. deve appartenere ad una Chiesa59,
o prepararsi a questa appartenenza. La F.S.E. accetta solo giovani e
associazioni appartenenti ad una delle Chiese seguenti: la Chiesa Cattolica,
la Chiesa Ortodossa o una delle Chiese Evangeliche sorte dalla Riforma che
confessano la divinità di Cristo e riconoscono il Simbolo degli Apostoli
come definizione della fede. Ogni Unità Scout o Guida della F.S.E. deve
appartenere chiaramente ad una di queste Chiese.
Nessuno può pronunciare la Promessa Scout (o Guida) se non è battezzato.
Tuttavia si può ammettere alla Promessa uno Scout (o una Guida) impegnato
nella formazione catecumenale60.
A proposito di questo articolo va detto innanzitutto
che in esso, per quanto riguarda le espressioni Chiesa o Chiese,
si usa un linguaggio di uso comune che prescinde da concezioni teologiche,
ma che è conforme alla cortese convivenza umana, che chiama ciascuna realtà
ecclesiale con la denominazione con cui questa realtà identifica se stessa
di fronte al diritto civile e nelle relazioni interconfessionali.
Nella profonda fede che nel Battesimo l’uomo è
rivestito di Cristo ed incorporato alla Chiesa, che è il suo Corpo, la FSE
nutre fraterno rispetto verso tutti i battezzati, ammettendo, tuttavia, nel
suo seno solo coloro che professano la loro fede, in una delle Chiese
menzionate nel presente articolo, nell’intento di chiarezza educativa di
ogni singola persona nella sua propria identità religiosa.
Pertanto anche se, inizialmente, è possibile
accettare ragazzi e ragazze che sono ancora in ricerca della loro fede,
nessuno può essere ammesso alla Promessa se non è battezzato o, almeno,
impegnato nella formazione catecumenale. Infatti, nella Promessa ognuno
si impegna a servire Dio, la Chiesa, la Patria e l’Europa, il che,
per quanto riguarda il servizio alla Chiesa, presuppone di essere
incorporato in essa per mezzo del Battesimo.
Per quanto riguarda i catecumeni, si tenga presente
che essi con la volontà esplicita di essere incorporati nella Chiesa, con
la vita di fede, di speranza e di carità che conducono, sono congiunti
con la Chiesa al punto che essa li considera “già suoi”61
e, pertanto, possono essere ammessi alla Promessa prima del Battesimo.
D’altra parte, il movimento accoglie con gioia giovani di tutte le età e di
tutti gli ambienti in ricerca o in attesa spirituale; esso propone loro il
Vangelo.
Con la locuzione “Chiesa Cattolica”, nel presente
articolo si intende comprendere tutti coloro che professano la fede
cattolica e riconoscono il Papa come loro supremo Pastore, successore di
San Pietro. Questi sono affidati nelle diocesi, chiamate anche
“Chiese particolari”, alla cura pastorale dei Vescovi. Ma le diocesi
stesse (nell’ oriente chiamate eparchie) sono a sua volta collegate
insieme in oltre venti “Chiese” (cosiddette Chiese sui iuris) distinte
tra di loro per il loro diverso patrimonio rituale e rette ciascuna da
propria Gerarchia, che fa sempre capo allo stesso Pontefice Romano.
Ecco un prospetto della Chiesa Cattolica Universale:
- Chiesa latina: congloba tutte le diocesi del rito latino ed è
retta direttamente dal Papa e dai Vescovi secondo le norme del Codice
di Diritto Canonico (CIC);
- Chiese orientali: con a capo il Papa, ma rette direttamente
da diversi Gerarchi (Patriarchi, Arcivescovi maggiori, Metropoliti...)
secondo le norme del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (CCEO).
Di queste Chiese:
- sei sono Chiese patriarcali, rette da un Patriarca (copta,
sira, melkita, maronita, caldea, armena);
- due sono affidate ad un Arcivescovo Maggiore (ucraina,
malabarese);
- quattro sono Chiese rette da un Metropolita (etiope, malankarese,
romena, rutena in USA);
- altre dieci Chiese hanno configurazioni diverse e sono rette
da un Gerarca con poteri speciali (bielo-russa, bulgara, greca,
italo-albanese, slovacca, ungherese, russa, rutena in Ucraina,
albanese e quella di Križevci, città che si trova in Croazia).
Relativamente alla FSE, occorre conoscere in
particolare quelle Chiese cattoliche orientali che hanno la loro sede
principale in Europa. Esse sono tutte fondamentalmente di tradizione
Costantinopolitana o bizantina (ad esempio tutte celebrano la Divina
Liturgia secondo il rituale di San Giovanni Crisostomo e di San Basilio
Magno). Tuttavia, data una consistente presenza di famiglie di tutte le
altre Chiese orientali cattoliche nel territorio europeo, occorre avere
qualche nozione anche di queste, ad esempio per saper iscrivere
all’occorrenza con pari rispetto i loro figli nelle nostre Unità.
Per quanto riguarda le Chiese ortodosse si tenga
innanzitutto presente che la Chiesa cattolica le considera come “Chiese
sorelle”, unite con essa con “vincoli strettissimi” anzi già in
“quasi piena comunione” con essa.63
Esse professano la Fede del simbolo
Niceno-Costantinopolitano, che possiamo recitare insieme, come hanno fatto
il Papa ed il Patriarca ecumenico in alcune occasioni nella Basilica di
S. Pietro a Roma; hanno gli stessi sacramenti come i cattolici, ma non
accettano il Primato del Papa come Successore di San Pietro. Dal punto di
vista del patrimonio culturale, che comprende la liturgia, la spiritualità,
le espressioni teologiche e la disciplina, queste Chiese appartengono, come
le Chiese orientali cattoliche, a cinque diverse tradizioni (Alessandrina,
Antiochena, Armena, Caldea e Costantinopolitana ossia bizantina). Esse si
articolano in diverse Chiese autocefale (patriarcati o altro) o autonome
con diverse denominazioni.
Per quanto riguarda l’Europa, le Chiese ortodosse
sono in genere “nazionali”, cioè conglobanti una grande maggioranza o quasi
la totalità di una nazione (Chiesa ortodossa greca, bulgara, macedone,
russa, bielorussa, serba, romena, ucraina,...) o dei cristiani di quella
nazione (Chiesa ortodossa albanese in minoranza rispetto ai mussulmani).
Alcune, però, sono “minoritarie” esistenti nei paesi in maggioranza
protestanti (Chiesa ortodossa finlandese) o cattolici (Chiesa ortodossa
slovacca).
Per quanto riguarda le Chiese protestanti, che sono
molto più diversificate, la FSE, che ha lo scopo di formare buoni cristiani,
accetta solo i battezzati che appartengono ad una Chiesa sorta dalla Riforma
che confessa con chiarezza la divinità di Cristo e riconosce il simbolo
degli Apostoli come definizione della fede.
Per quanto riguarda la Chiesa Cattolica, si tenga
presente che, benché riconosca che “vi sono importanti divergenze”
tra essa e tali Chiese, “non solo di indole storica, sociologica,
psicologica e culturale, ma, soprattutto, d’interpretazione della verità
rivelata”64,
ciononostante afferma che esse “sono unite alla Chiesa cattolica da una
speciale affinità e stretta relazione, dato il lungo periodo di vita che
il popolo cristiano nei secoli passati trascorse nella comunione
ecclesiastica” [Unitatis redintegratio 19]. Con queste parole il Concilio
si riferisce soprattutto a quelle Chiese protestanti che “apertamente
confessano Gesù Cristo come Dio e Signore e unico mediatore tra Dio e gli
uomini, per la gloria di un solo Dio, Padre e Figliolo e lo Spirito Santo”
[ivi, 20]. Evidentemente tra queste, “nonostante non lievi discordanze
dalla dottrina della Chiesa Cattolica” [ivi, 20], quelle Chiese
protestanti che ancora oggi professano il Simbolo degli Apostoli, che fu
l’antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma, sono le più vicine alla
Chiesa cattolica ed alle Chiese ortodosse.
A proposito di Simboli di Fede menzionati sopra si
tengano presenti i seguenti due passi tratti dal Catechismo della Chiesa
Cattolica65:
«Il Simbolo degli Apostoli, così chiamato perché a buon diritto è
ritenuto il riassunto fedele della fede degli Apostoli. È l’antico simbolo
battesimale della Chiesa di Roma. La sua grande autorità gli deriva da questo
fatto: “È il Simbolo accolto dalla Chiesa di Roma, dove ebbe la sua sede
Pietro, il primo tra gli Apostoli, e dove egli portò l’espressione della fede
comune” (Sant'Ambrogio, Explanatio Symboli, 7: PL 17, 1156D).
Il Simbolo detto di Nicea-Costantinopoli, il quale trae la sua grande
autorità dal fatto di essere frutto dei primi due concili Ecumenici66.
È tuttora comune a tutte le grandi Chiese dell’Oriente e dell’Occidente».
Art. 5 - Ogni Chiesa ha una concezione ben
precisa dell’educazione. Non è concepibile che la religione possa essere
una materia di insegnamento separata dal resto; essa deve permeare della
propria luce la totalità delle conoscenze che vengono trasmesse e la
totalità delle attività che vengono effettuate. In una concezione di
scoutismo fedele al pensiero di Baden-Powell, non è ammissibile che si
separi la vita religiosa dalla vita tecnica dell’Unità67.
Il pieno sviluppo religioso dei giovani esige che i loro Capi appartengano
alla loro medesima Chiesa, professino la medesima dottrina, partecipino
alla medesima vita liturgica e sacramentale. È per questo motivo che la
F.S.E. considera come situazione normale che le comunità nazionali di Guide
e Scouts d’Europa costituiscano associazioni confessionalmente omogenee68,
animate e guidate spiritualmente dalle loro Chiese sia a livello locale che a livello nazionale.
I Capi, a tutti i livelli, hanno il dovere di favorire il ministero degli
Assistenti Spirituali verso i giovani che sono loro affidati69.
È importante che gli Assistenti Spirituali approfondiscano la loro
conoscenza del metodo scout, in maniera da tenere conto, nella loro
pastorale, delle specificità proprie dello scoutismo e del guidismo,
facendo però attenzione a non sostituirsi ai Capi laici70.
I giovani, e in particolare i giovani Capi, non devono essere considerati
semplicemente come l’oggetto della sollecitazione pastorale delle Chiese:
essi sono di fatto, e devono venire incoraggiati ad esserlo, soggetti
attivi, protagonisti dell’evangelizzazione e artefici del rinnovamento
sociale del mondo che li circonda71.
Secondo Baden-Powell occorre educare i giovani ad
“un cristianesimo pratico per la vita e le azioni di ogni giorno e non
solo una religione domenicale”72.
Questo cristianesimo lo Scout deve “vivere in ogni ora e in ogni
fase della sua vita”.73
È precisamente perché non si può assolutamente
separarlo dai diversi elementi della vita che il cristianesimo di
Baden-Powell è pratico. Per lui la religione e lo scoutismo devono
compenetrarsi intimamente e rafforzarsi reciprocamente. La concezione
cristiana dell’uomo costituisce la base dello scoutismo e gli darà un'anima.
Lo scoutismo, mediante i suoi servizi e mediante tutte le sue attività, farà
entrare la religione nella vita.
Con questo in vista e con tutto ciò che comporta l’educazione integrale di
ogni singolo ragazzo delineata dall’art. 1, il metodo genuino scout non
può essere basato su una netta separazione tra ciò che è “tecnica scout” e
ciò che è “la spiritualità”. Nella FSE, che educa secondo la fede cattolica
e intende lo scoutismo come strumento per far vivere i giovani, giorno per
giorno, una vita di fede e portarli, attraverso il servizio alla sequela di
Cristo, alla santità, ogni “tecnica scout” riveste il carattere di
apostolato nel vero senso della parola.
Infatti tali tecniche non sono mai fini a se stesse, ma sono sempre intese
a portare ogni ragazzo e ogni ragazza all’altezza di quella figura umana
che il Creatore aveva in mente quando li ha creati. Anche con queste
tecniche il Capo scout si deve sentire cooperatore con “Dio Educatore” ed
un responsabile servitore dinanzi al Signore ed alla Chiesa alla quale
appartengono i giovani che educa.
La massima responsabilità dei Capi e delle Capo
della FSE, come educatori alla vita di fede, non si discosta da quella
che hanno buoni genitori cristiani.
Non si tratta tanto di istruzione (il catechismo viene fatto nelle
parrocchie), ma della educazione alla vita di fede vissuta giorno per
giorno, ora per ora. La FSE li incoraggia in questo sublime compito e,
attraverso sussidi adatti, indica come attuarlo nella vita con il linguaggio
e lo stile scout proprio alle singole branche.
Come educatore alla vita di fede, il Capo o la Capo
deve vivere giorno per giorno in pieno accordo con i sacramenti del
Battesimo e della Cresima che ha ricevuto74,
essendo così un esempio in tutto ciò che vuole trasmettere ai ragazzi,
secondo lo spirito della Promessa che ha fatto pubblicamente al momento
della sua Investitura. Deve essere non solo un punto di riferimento
per le virtù umane e civiche, ma anche per quelle spirituali e morali, un
testimone di fede professata dalla sua Chiesa certo e credibile, sul piano
personale, familiare e sociale. Le sue convinzioni religiose deve attingerle
dalla fede insegnata dal Magistero della Chiesa. In questo sarà molto
facilitato col fare suo, per quanto possibile, il contenuto del Catechismo
della Chiesa Cattolica e dei Catechismi pubblicati
dall’episcopato locale per varie fasce di età dei giovani e saprà spronare
questi ad essere buoni ascoltatori ai corsi catechistici.
Dall’altro canto, gli Assistenti Spirituali
condividono con i Capi la responsabilità dell’educazione integrale,
cristiana e civica, secondo la specifica pedagogia della FSE e devono
approfondire le loro conoscenze del metodo scout. Essi devono entrare
nella pedagogia dello scoutismo, ambiente privilegiato per il ministero
sacerdotale, armoniosamente equilibrato tra la natura ed il soprannaturale,
sapersi esprimere nel linguaggio scout, che penetra i cuori dei ragazzi,
e rendere visibile tra di essi nel contempo l’altezza del sacerdozio e la
bontà e semplicità di Gesù nel predicare la buona novella75.
Al centro dell’armoniosa opera educativa del
(o della) Capo e dell’Assistente Spirituale sta sempre l’integrità della
personalità del ragazzo o della ragazza, che devono essere educati a
vivere nella fede della Chiesa nella quale sono inseriti, col battesimo,
generalmente parlando dalla tenera età. Essi vanno educati nella fede
viva e attiva, tenendo presente che la Chiesa li considera non
semplicemente come “l’oggetto” della propria sollecitudine, ma come
“soggetti attivi, protagonisti dell’ evangelizzazione e artefici del
rinnovamento sociale”76.
Essi sono tali “di fatto, e devono venire incoraggiati ad esserlo”77.
Infatti, già ogni bambino è un profeta: vi è in lui “qualcosa che mai può
mancare in chi vuole entrare nel regno dei cieli”78.
Ed è nei giovani che “la Chiesa legge il suo camminare verso il futuro e
trova l’immagine e il richiamo di quella lieta giovinezza di cui lo
Spirito Santo costantemente l’arricchisce”79.
E sono ancora i giovani che la Chiesa chiama di “andare sulle strade del
mondo, sulle strade dell’umanità” come “membri della Chiesa, attivi
e responsabili”80
con il “compito quotidiano di essere testimoni di Cristo risorto”,
come il Papa si è espresso nell’udienza concessa alle Guide e Scouts della
FSE il 3/8/94.
L’educazione tranquilla e armoniosa dei giovani
nelle prospettive delineate sopra, con il loro pieno inserimento - anche
come protagonisti dell’evangelizzazione - nella Chiesa alla quale
appartengono, esige che nelle Unità i Capi, gli Assistenti Spirituali ed i
giovani appartengano alla stessa Chiesa, professino la medesima dottrina,
partecipino alla medesima vita liturgica. Ed è inoltre comprensibile perché
la FSE considera come situazione normale che le associazioni nazionali che
ne fanno parte, siano confessionalmente omogenee.
Art. 6 - In una nazione dove convivono più
confessioni cristiane, possono coesistere in una stessa associazione Unità
Scout o Guide appartenenti a Chiese cristiane diverse e ciascuna di esse
accoglierà giovani appartenenti alla stessa Chiesa.
In via eccezionale, tuttavia, nel caso in cui non esista nei pressi della
sua abitazione un Gruppo della sua confessione, un giovane cristiano può
entrare a far parte di un’Unità appartenente ad una confessione cristiana
differente da quella nella quale è stato battezzato. I Capi cureranno che i
genitori del giovane siano personalmente e direttamente informati del
carattere confessionale proprio del Gruppo e si accerteranno che essi diano
il loro assenso all’accoglimento del proprio figlio in questa Unità.
Non appena possibile, l’associazione nazionale costituisce per ogni Chiesa
una pattuglia di animazione religiosa, costituita da Capi e Assistenti
Spirituali, in particolare allo scopo di assicurare la conformità della
pedagogia della fede alle direttive delle Chiese rispettive. L’associazione
nazionale curerà che ogni Chiesa sia rappresentata negli organismi
associativi a livello regionale e/o nazionale.
Fermo il principio irrevocabile espresso
nell’articolo precedente sulla omogeneità confessionale delle associazioni
nazionali come situazione normale, la FSE ammette, col presente articolo,
anche la possibilità di costituire, evidentemente per buone ragioni, delle
associazioni nazionali che conglobano Unità Scouts e Guide appartenenti a
Chiese diverse. In questo caso l’associazione è pluriconfessionale e possono
essere tali anche singoli Gruppi locali di essa, mentre le Unità che
compongono tali Gruppi, come si prevede nell’articolo, sono
confessionalmente omogenee.
In tale situazione è indispensabile assicurarsi
che in ogni Unità la pedagogia alla vita cristiana sia conforme alla fede
della Chiesa alla quale appartengono i ragazzi ed i Capi di tali Unità,
ciascuna con l’aiuto dell’Assistente Spirituale appartenente alla stessa
Chiesa. Per assicurare questo, si prescrive nell’articolo la costituzione
di speciali “pattuglie di animazione religiosa”, lasciando alle stesse
associazioni nazionali di questo tipo formulare le relative norme
particolari. Lo stesso vale per le norme, in genere statutarie, relative
al governo di queste associazioni, con le quali assicurare, in conformità
alle concrete circostanze locali, la rappresentatività di ogni Chiesa negli
organismi associativi.
Chiara è anche la norma prevista nell’articolo per
i casi eccezionali di accoglienza in Unità confessionalmente omogenee di
giovani appartenenti ad altre Chiese. Evidentemente, ciò non può essere
fatto se non nella totale trasparenza di intenti tra i Capi scout ed i
genitori del giovane e con il loro esplicito consenso, richiesto anche dallo
Statuto della UIGSE-FSE (art. 1.2.14). Una cura particolare dovranno avere i
Capi e gli Assistenti Spirituali di queste Unità per tali giovani evitando
ogni cosa che potrebbe dare seppure solo l’ombra di un proselitismo
indiscreto, e con il procurare per tali giovani l’opportunità, per quanto
essa sia possibile, di poter ottenere l’aiuto spirituale e ricevere i
sacramenti dai ministri della propria Chiesa81.
Art. 7 - In una età educativa, quale l’infanzia e
l’adolescenza, non si possono mettere in contatto abituale, senza necessità,
dei giovani di confessioni differenti con il rischio di metterli sulla
strada del relativismo e dello scetticismo82.
Non va fatta nessuna mescolanza intempestiva con il pretesto dell’unità: è
indispensabile che, a questa età, ciascuno viva pienamente e totalmente
nella fedeltà alla propria Chiesa, rendendo così una vera e sincera
testimonianza della fede di cui è giustamente fiero83.
Ma per i rovers e le scolte, che stanno entrando nella vita, lo Scoutismo
Europeo offre la possibilità di incontri interconfessionali il cui beneficio
sarà proficuo84.
A livello dei Capi un tale dialogo è non solo benefico, ma indispensabile:
di fronte ai diversi materialismi che ci circondano, che siano di origine
marxista o di altro tipo, allo sviluppo delle sette, all’indifferenza
religiosa, essi hanno il dovere di lavorare attivamente per ricostruire
quel tessuto umano che testimonierà al mondo l’universalità della Chiesa
di Cristo85.
Va messa in particolare rilievo la prima parte del
presente articolo con la quale la FSE richiede che i ragazzi nell’infanzia
e nell’adolescenza vengano educati in tale maniera che nulla possa turbare
in qualunque modo la loro serena crescita nella vita di fede della propria
Chiesa.
Per quanto invece riguarda i giovani che si
affacciano alla vita nella società umana, che pone a loro vari interrogativi
anche relativi alla lacerazione dell’unità del mondo cristiano, la FSE,
offre la possibilità di incontri interconfessionali, ben programmati, allo
scopo che tornino a beneficio della maturazione nella vita di fede, maggiore
mutua conoscenza e anche per realizzare iniziative comuni relative al
servizio al prossimo, come opere di carità, di difesa della dignità della
persona umana e dei suoi diritti fondamentali, di difesa della vita, di
testimonianza di fraternità e solidarietà umana, della rievangelizzazione
della società, ...
A tale proposito si tenga presente che la FSE
riconosce che la “vocazione ecumenica” è insita nello scoutismo e
“deve essere vissuta da tutti gli scouts cristiani”86,
e che lo stesso “essere cristiani significa operare instancabilmente
come costruttori di pace e di unità nella Chiesa e nel mondo”87.
Pertanto la FSE si sente imprescindibilmente chiamata ad educare i suoi
giovani nelle vaste dimensioni di questo graditissimo dovere in virtù della
Preghiera di Gesù all’Ultima Cena: ut unum sint (Gv 19, 21).
Quanto ai Capi e alle Capo, il presente articolo,
nelle parole conclusive, richiede ancora molto di più. Per essi,
appartenenti a varie Chiese, un serio dialogo è indispensabile, per poter
adempiere, tutti uniti nell’azione, come convinti laici cristiani,
la vocazione a loro propria: “cercare il regno di Dio trattando
le cose temporali e ordinandole secondo Dio, è perciò dare testimonianza
a Cristo nella vita privata, familiare e politico-sociale e renderlo
visibile agli altri, lottare per le leggi giuste nella società e inoltre
contribuire alla santificazione del mondo a guisa di fermento, risplendendo
per fede, speranza e carità”88.
Si tratta di un compito molto arduo di fronte a diversi materialismi,
sette, indifferenza religiosa, menzionate nel presente articolo, ma anche
di fronte alla disgregazione della famiglia, la degenerazione dei costumi,
l’incertezza morale, il venir meno di comuni valori ideali e di principi
etici e religiosi; di fronte ad una civiltà uniforme, appiattita, sazia di
benessere, ma povera di slanci ideali e di speranze, povera di anima; di
fronte al generale oscuramento delle menti dai mass media improntati alla
cultura della morte contraria alla cultura della vita ...
Tutte queste espressioni di Giovanni Paolo II,89
non vogliono scoraggiare, ma chiamare tutti ad “una generale mobilitazione
delle coscienze ed un comune sforzo etico”90.
In altre parole per ricostruire appunto, come si esprime il presente
articolo, quel tessuto umano che testimonierà al mondo l’universalità della
Chiesa di Cristo. Il primo ed indispensabile compito dei Capi scout e delle
Capo guide, a qualunque Chiesa essi appartengano, è di trovare, attraverso
un franco dialogo, comuni vie per un tale rinnovamento della società umana.
Art. 8 - In ogni occasione, e quindi anche
durante i campi e le manifestazioni che dovessero riunire associazioni o
Gruppi F.S.E. appartenenti a Chiese differenti, devono essere date agli
Assistenti Spirituali tutte le facilitazioni perché possano incontrare i
giovani sul luogo stesso del campo, partecipare alle riunioni, ai pasti,
alle veglie, ai fuochi da campo e alle riunioni di qualsiasi tipo. I Capi
del campo dovranno ricordare sempre che il loro primo dovere è di favorire
la vita spirituale di coloro che hanno sotto la loro responsabilità e di
vegliare affinché essi partecipino agli uffici religiosi secondo le regole
della loro confessione. Essi prenderanno tutte le misure opportune perché
la Messa sia assicurata almeno ogni domenica per i cattolici (e, se
possibile, che essa sia celebrata al Campo tutti i giorni), che siano
celebrati la Divina Liturgia per gli Ortodossi91
e i Culti per i Riformati. Le celebrazioni liturgiche e i culti differenti
non saranno celebrati in comune92.
Le riflessioni dottrinali concernenti questioni ecumeniche devono essere
fatte secondo le norme delle rispettive Chiese.
Nel presente articolo occorre prima di tutto
rilevare che esso mette al centro dell’attenzione il “primario dovere dei
Capi di favorire la vita spirituale di coloro che hanno sotto la loro
responsabilità”. Questo dovere scaturisce, da una parte, dal primato che
la FSE dà alla vocazione di ogni cristiano alla santità93
e, dall’altra parte, dalla responsabilità del Capo della educazione
integrale, cristiana ed umana dei giovani che gli sono affidati. Gli
Assistenti Spirituali, principali corresponsabili con i Capi della medesima
educazione ed insostituibili come sacerdoti e ministri della Parola, devono
fare attenzione a non sostituirsi ai Capi, come recita l’art. 5, soprattutto
perché il ruolo dei Capi è anche di essere educatori alla vita di fede.
Pertanto, è ai Capi che si rivolge l’art. 8,
facendo loro obbligo “in ogni occasione” di facilitare agli
Assistenti Spirituali lo svolgimento del loro ministero sacerdotale in
mezzo ai giovani, inseriti essi stessi, per quanto possibile nella vita
scout, e di avere una particolare cura di questo negli incontri dei Gruppi
FSE appartenenti a Chiese differenti: a tutti i giovani deve essere data,
per quanto possibile, la possibilità di ottenere l’aiuto spirituale
e ricevere i sacramenti dai ministri della propria Chiesa.
Particolare rilievo è dato nel presente articolo al
dovere dei Capi verso la Santa Messa - che viene chiamata nelle Chiese
orientali, cattoliche e ortodosse, “Divina Liturgia” – e
di prendere tutte le misure opportune perché essa sia celebrata nei campi,
per quanto possibile, non solo la domenica, ma anche tutti i giorni94.
Infatti il Capo deve essere un convinto promotore della centralità
dell’Eucarestia nella vita scout come “fonte e culmine di tutta
la vita cristiana”95,
con tutto ciò che questo comporta, e cioè una intensa vita sacramentale,
coinvolgente tutti i Sacramenti della Chiesa. I Capi e le Capo abbiano la
consapevolezza che, come cooperatori e cooperatrici di Dio Educatore, in
tutto ciò che fanno per i ragazzi, e soprattutto col promuovere
l’intensità della loro vita cristiana, essi si santificano, vivono
“giorno per giorno”, secondo le parole del Papa pronunciate il
3 agosto 1994, il loro Battesimo e la loro Cresima e danno eminente
testimonianza a Cristo Risorto. Il discorso del Papa, or ora menzionato,
costituisce per la FSE la “Magna Charta” alla quale devono
ispirarsi i Capi nel promuovere lo stile sacramentale della vita scout.
Quanto alle celebrazioni liturgiche ed ai culti
differenti, il presente articolo prescrive che essi non siano
“celebrati in comune”. Con questo si vuole evitare ogni
confusione nelle celebrazioni liturgiche che devono essere celebrate in
trasparente conformità con le norme liturgiche e cultuali delle rispettive
Chiese ed essere presiedute dai ministri di queste stesse Chiese. Questo,
evidentemente, non esclude altre forme di preghiera in comune
(all’alzabandiera96,
alle veglie ...), che, anzi, dovrebbe essere promossa, con comune accordo
ed opportuna preparazione, negli incontri di associazioni appartenenti a
Chiese differenti.
Per quanto riguarda la comunicazione nelle cose
sacre (la comunicatio in sacris) tutti devono attenersi alle
normative canoniche della propria Chiesa. Se queste in certe circostanze
permettono l’amministrazione e ricezione di alcuni sacramenti
(Penitenza, Eucarestia, Unzione degli infermi97)
in modo interecclesiale, occorre avere particolare attenzione alla
sensibilità di ministri e fedeli di altre Chiese nel rispetto delle
eventuali normative di queste. In ciò le istruzioni della Gerarchia
ecclesiastica locale sono di primaria importanza.
Similmente, per quanto riguarda le riflessioni
dottrinali concernenti questioni ecumeniche, le quali in conformità
all’art. 7, appartengono al dialogo promosso al livello dei Capi,
occorre che esse siano fatte secondo le norme delle rispettive Chiese.
Tali riflessioni richiedono sempre notevoli conoscenze teologiche e anche
una speciale preparazione ecumenica.98
Pertanto devono sempre essere promosse in accordo con le rispettive Chiese
e sotto la vigilanza della rispettiva gerarchia ecclesiastica.
A proposito delle cerimonie della vita scout,
“è opportuno sottolineare che esse sono state concepite essenzialmente
per dei giovani le cui strutture mentali non sono ancora stabilizzate e che,
per questo motivo, devono poter trovare intorno a loro i centri di
riferimento e i punti fermi che consentano di mantenere la direzione
della loro vita e di avanzare senza perdere i sostegni in un mondo
fluttuante.
La vita scout si svolge nella natura. Il suo quadro è la vita all’aria
aperta. Le bellezze dei luoghi influiscono sulla bellezza dell’anima.
La natura è il trampolino per i grandi sogni e per le decisioni importanti.
Essa obbliga allo stile, al rispetto di se stesso, al gesto calmo e solenne.
Questa attenzione all’atteggiamento è conforme al posto che lo Scautismo
riconosce al corpo nel tipo di uomo o di donna che intende promuovere. Il
cerimoniale scout deve contribuire in maniera naturale a ripristinare nei
giovani il senso del sacro. Senza dubbio un rituale profano non pretende
assolutamente di costituire una liturgia. Si tratta solo di un insieme di
atti e di parole, scelti in maniera appropriata, per esprimere una comunità
di spirito. Ma questo spirito è essenzialmente religioso: per noi i dettagli
della vita, anche i più umili, trovano il loro posto nella Storia della
Salvezza. Tutti gli avvenimenti dell’esistenza, il lavoro, la tavola,
la veglia, il sonno, possono assumere un riflesso sacro se sono vissuti
in uno spirito di preghiera. La maniera di vestirsi, di riunirsi, di
riconoscersi, di onorare degli emblemi e, a maggior ragione, il modo di
impegnarsi nei momenti importanti della vita, non possono essere separati
dall’espressione della fede.
Lo sforzo proposto da tutti i testi del cerimoniale mirano a sviluppare le
capacità delle virtù umane, perché la grazia di Dio possa esprimersi in
esse. Il cerimoniale non può trascurare il commento dottrinale fatto dal
Capo o dall’Assistente Spirituale. Il cerimoniale, poi, deve essere abbinato
ad una educazione al significato dei segni, se si vuole evitare di cadere
nel naturalismo e di offuscare così il messaggio che il Signore ci rivolge
attraverso la Sua creazione. Evidentemente i dialoghi e i gesti, così come
i simboli, rischierebbero di divenire artificiali se, per routine o per
snobismo, venissero staccati dal loro obiettivo originario per attribuire
loro un valore autosufficiente. Se è vero che il modo di donare vale di
più di ciò che si dona, è altrettanto vero che lo stile scout mantiene il
suo significato e il suo valore solo se resta animato dallo scopo religioso,
così come il pennello del pittore o le dita del musicista sono ispirate
dall’animo dell’artista”99.
Art. 9 - Quando un’associazione nazionale della
F.S.E. si apre ad altre confessioni cristiane, non perde, in seguito a ciò,
il suo carattere di movimento di educazione della propria confessione. Ma,
dal canto loro, le altre confessioni devono poter assicurare la formazione
religiosa integrale dei loro membri con gli stessi diritti e le stesse
garanzie che l’associazione nazionale riserva a se stessa.
Sono loro assicurate le seguenti garanzie:
- creazione di una pattuglia di animazione religiosa che partecipa ai
Consigli dei Capi ai diversi livelli associativi, secondo le norme
dell’associazione nazionale;
- libertà, per ciascuna confessione, per quanto riguarda la formazione
dei Capi e dei giovani:
- di creare, per ogni livello della formazione scout, specialità
religiose e prove religiose integrate obbligatoriamente nei
programmi tecnici;
- di organizzare dei campi scuola, fatte salve le garanzie
pedagogiche abituali, o, se tali garanzie non possono essere
fornite, di partecipare alla direzione dei campi scuola;
- di radunare i giovani, i Capi, gli Assistenti Spirituali in
manifestazioni comuni come giornate dei Capi, pellegrinaggi, ritiri,
ecc.;
- di stampare riviste di spiritualità o di formazione dottrinale
e pubblicazioni di carattere confessionale ad uso degli Assistenti
Spirituali, dei Capi e dei giovani.
Il presente articolo, relativo alle associazioni
nazionali che, pur mantenendo il proprio carattere confessionale, si aprono
ad altre confessioni cristiane, espone le garanzie fondamentali, che
assicurano a queste ultime l’uguaglianza di diritti per la formazione
religiosa integrale dei propri membri. Le garanzie elencate in questo
articolo sono palesi e scaturiscono in maniera naturale dai principi
generali che regolano la libertà religiosa e da quanto è stato definito
nei precedenti articoli del presente Direttorio Religioso.
L’art. 9, anche se questo non è espressamente menzionato, accorda
queste stesse libertà anche a livello internazionale.
Roma, 12 febbraio 2000
Vigilia della festività dei Santi Cirillo e Metodio
Pierrette GIVELET,
Commissaria Federale.
- Articolo 1 dello Statuto Federale del 1 novembre 1956.
- Commissione di revisione del Direttorio Religioso del 16 marzo 1963, Clamart (Francia).
- Non prego solo per questi [miei discepoli], ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perche tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perche il mondo creda che tu mi hai mandato.... Giovanni 17,20-21.
- Matteo 22, 34-40 - Scautismo per ragazzi 22a Chiacchierata di Bivacco.
- Scautismo per ragazzi 2a Chiacchierata di Bivacco.
- Articolo 12 della Carta dello Scoutismo Europeo: 15 giugno 1965.
- Scautismo per ragazzi 2a Chiacchierata di Bivacco.
- Questa croce compare allinizio del XII secolo sul blasone dell'Abbazia di Morimond in Borgogna, quarta filiazione di Citeaux. Questa croce di colore rosso sara presa come emblema dallOrdine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, mentre lOrdine del Tempio la prendera di colore nero. Baden-Powell cita a piu riprese, in Scautismo per ragazzi, i cavalieri di San Giovanni come lesempio dello scout dei tempi antichi. Quando BP viene fatto nobile, questa croce e il giglio della bussola figureranno sul suo stemma. La scelta di questo distintivo vuole anche indicare l'attaccamento della F.S.E. alleredita dellinsegnamento di Baden-Powell.
- Cerimoniale della Partenza Rover.
- LOrifiamma in francese e detta Baussant che in francese antico vuol dire bel segno. LOrifiamma nella sua forma attuale e nata nel corso di un grande gioco scout organizzato a Pasqua del 1966 in Francia, in occasione delle celebrazioni del millenario dellabbazia del Mont-Saint-Michel.
- Gen. 28,10.15 et Giovanni 1,51.
- Bundesordnung der FSE fur das Kirchliche Leben, Landesthing vom 2.November 1957 zu Koln/Rhein.
- Questa Commissione, nominata dal Consiglio Federale di Roma nellottobre 1996, era composta dal Canonico Adolphe Vander Perre, Assistente Spirituale Federale, dal Padre Ivan Zuzek, Assistente Generale dellassociazione italiana, da Attilio Grieco, Presidente Federale e da Maurice Ollier, Vice Commissario Federale.
- Gildas Dyevre, Commissario Federale, Rapporto morale al Consiglio Federale del novembre 1993 a Leanyfalu (Ungheria).
- Tratto dalla Carta dello Scautismo Cattolico promulgata dalla Santa Sede il 13 giugno 1962.
- Si veda P. Jacques Sevin S.J. (Segretario dellOffice International des Scouts Catholiques). Le Scoutisme, Editions Spes, Paris, 2a edizione, 1928, p.22. Il padre Sevin scrive (p.21) che questo Baden-Powell lo dichiarava poco tempo fa ad un gesuita, Assistente Generale dei B.P.-Belgian Boy-Scouts e si riferisce al R.P.Jacob S.J., Le scoutisme est-il religieux?, Master Gazzette, gennaio 1920, p. 16. Questa citazione e riportata nel preambolo della Carta dello Scautismo Cattolico promulgata dalla Santa Sede il 13 giugno 1962.
- Baden Powell Scautismo per Ragazzi, ed. Ancora, Milano, 1991, pp.361-362.
- Baden Powell Scautismo per Ragazzi, ed. Ancora, Milano, 1991, pag. 362.
- Baden Powell Il libro dei Capi, ed. Ancora, pag. 81.
- Baden Powell La strada verso il successo, ed. Ancora, p. 191.
- Cfr. Conferenza Episcopale Portoghese, Esortazione pastorale, Fatima, 29 dicembre 1995.
- Articolo 9 della Carta dello Scoutismo Europeo del 15 giugno 1965.
- Decisioni del Consiglio Federale riunitosi a Roma il 13 e 14/11/1982, Azimuth 45, pp.71-72.
- Possiamo considerare a buon titolo come fondatori dello scautismo cattolico il padre Jacques Sevin, francese, il prof. Jean Corbisier, belga, e il conte Mario di Carpegna, italiano, promotori rispettivamente delle associazioni cattoliche degli Scouts de France, dei Baden Powell Belgian Boy Scouts, dellAssociazione Scautistica Cattolica Italiana (A.S.C.I.). Dal loro impegno nasce anche, nel 1920, lOffice International des Scouts Catholiques, con lobiettivo di costituire un punto di riferimento per tutti gli scouts cattolici. Sevin, Corbisier e Carpegna riescono a trasporre negli ambienti cattolici delle loro nazioni, senza alterarlo, un metodo educativo nato in un contesto anglosassone e protestante. Baden Powell diceva: Il nostro programma mira verso quattro scopi: leducazione del carattere, labilita manuale, la salute fisica, il servizio degli altri. I fondatori dello scautismo cattolico rendono piu esplicito un quinto scopo: il servizio di Dio. Lo scautismo cattolico deve molto al padre Sevin (linnesto in maniera piu marcata del progetto educativo di Baden Powell su Gesu Cristo e la sua Chiesa, la base del Cerimoniale per le Branche piu giovani, il testo della Promessa, la preghiera scout, [per la Legge Scout, Sevin scegliera la versione battezzata da Jean Corbisier], luniforme, numerosi canti Signor fra le tende schierati, O Vergine di Luce, La leggenda del fuoco, Il canto delladdio, - il suo modello di campo scuola fu Chamarande). Il padre Jacques Sevin e morto nel 1951, ma le Guide e Scouts dEuropa trovano nellopera del padre Sevin la fonte della loro ispirazione.
- Lo scautismo talvolta e criticato da certa stampa piuttosto malevola. Spesso alcune sue carenze vengono messe in risalto. Tuttavia dovremmo interrogarci sulle motivazioni del suo successo che prosegue da circa un secolo. In un momento in cui, nei paesi occidentali, assistiamo ad una diminuzione del dinamismo della vita associativa e al diradamento del volontariato, lo scautismo e sempre ben vitale, moderno e sempre altrettanto capace di entusiasmare i giovani di oggi, che vivano nellEuropa dellEst o dellOvest.
- Christifideles laici, 61.
- cfr. Le Scoutisme, Jacques Sevin, Editions SPES 1933 e Jacques Sevin, une identite del padre Manaranche, Editions Fayard 1999.
- Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 22. Giovanni Paolo II, Redemptor hominis, 10.
- Art. 1 del Direttorio Religioso del 2 novembre 1957.
- Paolo VI, cfr. Udienza del 9 novembre 1963.
- cfr. Terzo Principio della Federazione dello Scoutismo Europeo: Lo Scout (La Guida) cosciente della sua eredita cristiana, e fiero della sua fede; egli lavora per realizzare il Regno di Cristo in tutta la sua vita e nell'ambiente che lo circonda. Cfr. Statuto dellAssociazione Italiana, art. 7.
- Acta Apostolicae Sedis 75 (1983) 330 n.4.
- Gilles-Francois Chaland, Commissario Generale dellassociazione francese, Azimuth n. 17, pag. 9.
- Come piu ampio commento di questo art. 2 vedere lo studio di Attilio Grieco, Partecipate alla costruzione dellEuropa dei Popoli, pubblicato in tre lingue: italiana in Scout dEuropa - Quaderni di Azimuth n 6, 2 Incontro Internazionale Assistenti Spirituali della FSE, Adle ediz. Padova, 1997, pp.20-38; francese in Scout dEurope, Colloque international des CR, Rome 96, SCOUTEUROPRESSE, Chateau-Landon, pp. 3-23; in spagnolo 2 Congreso internacional de Consejeros Religiosos, Roma, 15-18 Octubre 1996, Malaga, 1997, pp. 11-39.
- Discorso al Consiglio delle Conferenze Episcopali dEuropa, 1 ottobre 1986. Citato da Attilio Grieco in Quaderni di Azimuth n 6, p.20 nota 6.
- Cfr. Veritatis Splendor e Evangelium Vitae 95.
- Cfr Cerimoniale della Partenza Rover.
- Christifideles laici, 30.
- Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II alle Guide e Scouts dEuropa partecipanti allEurojam a Viterbo convenuti nella Basilica Vaticana il 3/8/94, LOsservatore Romano del 4/8/94.
- Commentario dellarticolo 3 del Direttorio Religioso nel documento redatto in comune tra la Commission Enfance Jeunesse della Conferenza Episcopale Francese e lassociazione francese della FSE il 21/11/86.
- Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II alle Guide e Scouts dEuropa partecipanti allEurojam a Viterbo convenuti nella Basilica Vaticana il 3/8/94, LOsservatore Romano del 4/8/94.
- Giovanni Paolo II, Esort. Ap. Christifideles laici, 30/12/1988, n.64, E di particolare.
- Esort. Ap. Christifideles laici, 30 dic. 1988, n. 16.
- Esort. Ap. Christifideles laici, n. 30.
- Gli altri criteri riguardano: 2) La responsabilita di confessare la fede cattolica ...; 3) La testimonianza di una comunione salda e convinta, in relazione filiale con il Papa (...) e con il Vescovo...; 4) La conformita e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa ...; 5) limpegno di una presenza nella societa umana .
- Lumen Gentium 39.
- Lumen Gentium 40.
- Apostolicam Actuositatem 19.
- Pierre Geraud Keraod, 16 marzo 1963.
- Terzo Principio della Federazione dello Scoutismo Europeo: Lo Scout (la Guida), cosciente della sua eredita cristiana, e fiero della sua fede; egli lavora per realizzare il Regno di Cristo in tutta la sua vita e nell'ambiente che lo circonda, Statuto dellAssociazione italiana art. 7.
- Cfr. art. 2.
- Giovanni Paolo II. Messaggio ai giovani e alle giovani del mondo in occasione della XI Giornata Mondiale della Gioventu, n. 8.
- Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II alle Guide e Scouts dEuropa partecipanti allEurojam a Viterbo convenuti nella Basilica Vaticana il 3/8/94, LOsservatore Romano del 4/8/94.
- Giovanni Paolo II, Dominic? Cen?, 24/2/1980 (Acta Apostolicae Sedis 72 [1980] 124).
- Codex iuris canonici, cann. 305, 323; Codex canonum Ecclesiarum orientalium, can 577.
- Mt 19, 12.
- Carta dello Scautismo Cattolico, promulgata dalla Santa Sede il 13 giugno 1962.
- Art. 1 del Direttorio Religioso del 2 novembre 1957.
- Baden Powell, Scautismo per ragazzi, cap. X, Religione.
- Art. 1.2.14 dello Statuto Federale dellUnione Internazionale delle Guide e Scouts dEuropa - Federazione dello Scoutismo Europeo.
- cfr. Codex Iuris Canonici can.206 Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium can.9.
- Unitatis redintegratio 15.
- Espressione di Paolo VI ripetuta in tre occasioni. Allocuzione del 20 gen.1971: la comunione non e ancora perfetta, tuttavia essa e quasi piena (Oss. Rom. 21/1/71). Lettera al Patriarca Ecumenico dell 8/2/71: esiste deja une communion presque totale, bien quelle ne soit pas encore parfaite (Oss. Rom. 7/3/1971). Allocuzione del 25/1/73: con le venerabili Chiese dOriente, in particolare, abbiamo riscoperto una comunione quasi piena (Oss.Rom. 27/1/1973).
- Unitatis redintegratio, 19.
- Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 194, 195.
- Nicea 325 e Costantinopoli 381.
- Carta dello Scautismo Cattolico promulgata dalla Santa Sede il 13 giugno 1962.
- Carta dello Scautismo Cattolico promulgata dalla Santa Sede il 13 giugno 1962.
- Articoli 2 e 5 del Direttorio Religioso del 2 novembre 1957.
- Articolo 6 del Direttorio Religioso del 2 novembre 1957.
- Christifideles laici 46.
- Baden Powell, Il libro dei capi e prefazione alla 14? edizione inglese di Scouting for Boys, 1932.
- Baden Powell, La strada verso il successo, pag.191.
- Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II alle Guide e Scouts dEuropa partecipanti allEurojam a Viterbo convenuti nella Basilica Vaticana il 3/8/94, LOsservatore Romano del 4/8/94.
- Cfr. Conferenza del P. Edmond Barbotin al 2 Congresso degli Assistenti Spirituali della FSE, Roma 1996, Quaderni di Azimuth 6.
- Christifideles laici, 46 I giovani.
- Christifideles laici, 46 I giovani.
- Lettera del Papa ai bambini nellanno della famiglia, 13/12/94, (cpv Che vuole dire). Cfr. Christifideles laici, 47. Testi evangelici: Mt 18,3-4; 19,13-15; Mc 10,14; Lc 9,48.
- Christifideles laici, 46, inizio.
- Omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II a Longchamp, Giornate Mondiali della Gioventu, 24/8/97, n.6.
- Articolo 9 del Direttorio Religioso del 2 novembre 1957.
- Carta dello Scautismo Cattolico promulgata dalla Santa Sede il 13 giugno 1962.
- Articolo 3 del Direttorio Religioso del 2 novembre 1957.
- Carta dello Scautismo Cattolico promulgata dalla Santa Sede il 13 giugno 1962.
- Articolo 7 del Direttorio Religioso del 2 novembre 1957.
- Giovanni Paolo II, Discorso ai Lupetti e alle Coccinelle dellAgesci, Piazza San Pietro 1995, n.6.
- Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II alle Guide e Scouts dEuropa partecipanti allEurojam a Viterbo convenuti nella Basilica Vaticana il 3/8/94, LOsservatore Romano del 4/8/94.
- Cfr. Lumen Gentium 31, Gaudium et Spes 43. Il testo e citato dal can. 401 del Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium.
- Si vedano le relative citazioni nella conferenza di Attilio Grieco dal titolo Partecipate alla costruzione dellEuropa dei popoli, paragrafi LEuropa di oggi e La vita umana, bene inalienabile in Quaderni di Azimuth N 6.
- Evangelium vit, 95.
- Articolo 2 del Direttorio Religioso del 2 novembre 1957.
- Baden Powell, Scautismo per ragazzi, cap. X, Religione.
- cfr. art. 3.
- [per educare i giovani ad una attiva ed entusiasmante partecipazione alla Santa Messa quotidiana, ovunque essa sia possibile, come ad un profondo culto eucaristico in genere, i capi approfondiscano anche con i ragazzi stessi la Lettera Enciclica di Giovanni Paolo II, Ecclesia de eucharistia del Giovedi Santo del 2003]
- Lumen gentium, 11.
- In una fraternita internazionale di giovani, come lo Scautismo, la cerimonia dellAlza Bandiera e una manifestazione di pace e di unione intorno ad un ideale comune. Essa deve mantenere, nel movimento scout, una perfetta lealta alle comunita spirituali, naturali o politiche che sono alla base della vita della nostre societa. La cerimonia dellAlza Bandiera e una manifestazione di coesione dei partecipanti in una stessa fedelta alla Promessa e ai Principi dello Scautismo Europeo: servizio di Dio, servizio della patria, servizio dellEuropa. Ogni centro di fedelta e simboleggiato da un emblema distinto : lOrifiamma, la bandiera nazionale, la bandiera europea. Fin dalla loro fondazione, nel 1956, le Guide e Scouts dEuropa vedono in questa ultima bandiera un simbolo cristiano.
- Codex Iuris Canonici can. 884; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium can. 671.
- cfr. Il Direttorio ecumenico, parte seconda Acta Apostolicae Sedis 62 (1970) 705-724.
- Pierre Geraud-Keraod in Maitrises n. 29 pag. 1, marzo 1975. Cfr. anche Prefazione del Cerimoniale dellassociazione francese della F.S.E..
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